Reportage dall’Armenia di Silvano Monchi

Reportage dall’Armenia di Silvano Monchi

Non è facile lasciare l’Armenia, non tornarci è ancora più difficile.

Sono già stato due volte in Armenia e mi appresto a tornarci per la terza volta, questa volta per un workshop di fotografia da me tenuto la prima settimana di agosto del prossimo anno dal titolo: “Di Pietra e di Croce”.

In quella terra, nel sud del Caucaso, situata in mezzo a due continenti, dove loro si sentono europei e la geografia gli dà asiatici ci sono, ad ogni angolo, situazioni che hanno dell’affascinante e del sapore antico dove ognuno ti sorride e cerca in qualche modo di esserti utile. Girando per le campagne, per piccoli paesi o grandi città come Yerevan, la capitale, trovi sempre qualcuno che ti invita in casa, a bere un sorso, oppure a magiare ed è molto facile creare un rapporto amichevole con loro e di conseguenza diventa molto facile fare delle foto sia alle persone sia alle situazioni che loro vivono, siano esse di lavoro o di passatempo.

L’altra cosa che ti salta subito agli occhi sono i monasteri, veri colossi di pietra, antichi e ancora lì a dimostrare che siamo nella culla del Cristianesimo, come la Cattedrale di Etchmiadzin, il Vaticano Armeno.

Qui una serie di foto realizzate in Armenia che ci raccontano i bambini a scuola, la gente che lavora alla tessitura dei tappeti e alla produzione del lavash il pane armeno, del mercato ortofrutticolo di Yerevan e del  Monumento al Genocidio. Ma ci raccontano, soprattutto, la gente armena dedita al lavoro e alla famiglia, ci raccontano di gente fiera, con lineamenti duri ma dai cuori teneri.

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